Fiorello

Volkshaus 2016

0

“Sono innamorato del mio tricolore!”

ZURIGO: Grande successo per le due serate dell’artista siciliano
che ha portato a Zurigo lo spettacolo «L’Ora del Rosario» al
Kongresshaus la scorsa settimana.

Il ciclone è arrivato in terra elvetica soffiando un vento siciliano che ha scaldato gli animi e divertito la comunità italiana di Zurigo: finalmente Fiorello è stato qui; ha scattato selfie sulla Bahnhofstrasse, ha pubblicato video ironici per criticare la città, ricevendo l’ennesimo Tapiro da Staffelli e soprattutto ha cercato di assimilare l’atmosfera zurighese adattandola al suo spettacolo per il pubblico italo-svizzero.
Il «One Man Show» più famoso del Bel Paese ha omaggiato gli italiani all’estero esportando la sua passione e fantasia in un tour europeo che dopo Zurigo porterà l’artista anche a Bruxelles, Parigi e Londra. Le due serate hanno radunato presso il Kongresshaus un numeroso pubblico, accorso per vedere uno spettacolo in cui l’artista non si è risparmiato, donando un repertorio geniale in cui ha simulato un duetto con Mina, rivisitato i testi delle canzoni italiane più conosciute e, concentrandosi su battute inerenti alla vita quotidiana per non scadere nell’ovvietà della satira politica, ipnotizzato gli spettatori dimostrando tutta la professionalità che lo contraddistingue.
Prima degli spettacoli, durante la conferenza stampa con i giornalisti, si è raccontato con l’umiltà che hanno in dote solo i grandi personaggi: «Ritorno al teatro – conferma Fiorello – per
il bisogno fisico del contatto con il pubblico che ultimamente si è perso perché la tecnologia sovrasta eccessivamente l’artista; in questo caso voglio dialogare con gli spettatori parlando della vita reale, toccare la gente in platea e misurarmi con chi mi segue»
Fiorello vuole enfatizzare l’analogico pur essendo consapevole dello straordinaria potenzialità che il web fornisce alle nuove leve della comicità italiana. Sottolinea, con saggezza, che per dimostrare un talento a 360 gradi, 
bisogna applicare la comicità virtuale, studiata a tavolino dietro ad una tastiera, alla realtà dell’approccio fisico e spontaneo con il pubblico precisando anche
che, a livello cinematografico, il grande schermo è molto diverso come impatto visivo dai video caricati in rete. La sua è un’opinione da artista formato nei villaggi turistici, nelle piazze dei
karaoke e nei teatri, dove la spontaneità e l’improvvisazione sono alla base della popolarità. Un successo che è dato anche da una satira fondata sul rispetto totale nei confronti dei suoi collaboratori. «Mi è stato insegnato – racconta Fiorello – che fare dell’ironia sulle persone è concepibile solo quando si è consapevoli che la persona che si sta canzonando
possa essere nostro padre o nostra madre. Bisogna evitare di ridicolizzare i difetti o le mancanze, limitandosi con battute che rispettano la dignità di chi ti sta di fronte».
Il rispetto, quindi, come forma primaria di professionalità che abbiamo riscontrato soprattutto con la sua più grande, amorevole e generosa collaborazione, con Mike Bongiorno: «Con Mike –
spiega con emozione Fiorello –avevo cercato di portare alla luce, con delicatezza, la sua innata vena comica. Ho pensato alla mia futura vecchiaia artistica valutando la probabilità di farmi coinvolgere da giovani leve per farmi trascinare come feci con Mike, ma non credo sia plausibile perché fare comicità a 80 anni potrebbe essere improbabile e preferisco uscire di scena prima
o concedermi a progetti più intimi».
È oggettivamente innegabile che non ci sia ancora un artista che possa raccogliere completamente l’eredità di Fiorello e ci auguriamo che non smetta di intrattenere un pubblico che, come con Mike, lo considera un’icona dello spettacolo italiano con un affetto che pochi personaggi sono riusciti a guadagnarsi.
Gloria Bressan