Francesco De Gregori

Volkshaus, 2017

1

De Gregori :“Fiero di rappresentare l’Italia al Volkshaus”

L’artista si esibirà a Zurigo il 17 ottobre presentando una scaletta dei suoi successi dedicata al pubblico d’Oltralpe.

Francesco De Gregori è un’icona dei nostri tempi. E’ un cantautore che, oggettivamente, ha arricchito di poetiche e strutturate melodie il nostro bagaglio musicale a cui attingiamo ancora nella consapevolezza che l’unicità della sua discografia sia difficilmente replicabile dagli artisti contemporanei.

Lo raggiungiamo telefonicamente nello studio di Roma durante le prove per il suo prossimo tour in Europa e Usa:

Francesco, facendo una riflessione sui suoi testi, Lei ha scritto di storie di cui ai giorni nostri si è persa la memoria: in un’epoca in cui la memoria è lasciata ai social crede che sia più difficile trovare una storia da raccontare che sia originale?

Effettivamente oggi le notizie vengono consumate velocemente e paradossalmente penso che in quest’epoca invece di cercare ed evidenziare una storia c’è bisogno di un diritto all’oblio in cui bisogna evitare di essere incapsulati per sempre nel mondo virtuale. Il problema non è salvare qualcosa dalla nostra memoria ma cercare di togliere, di diminuire la ridondanza di dati e informazioni.

 Quindi canzoni come Bufalo Bill ormai sono difficili da replicare?

Si, è difficile trovare spunto tra la massa di informazioni che scarichiamo. La possibilità di rendere mitologico un personaggio del passato ormai ha meno valore perché il lavoro di un artista è sicuramente più difficile rispetto agli anni 70.

Riflettendo sul valore della musica troviamo un trend contrastante: da una parte, con il Nobel a Dylan si sdogana la musica d’autore equiparandola alla poesia ma dall’altra si organizzano concerti con adesioni da primato mondiale in cui l’ascolto della musica è quasi messo in secondo piano e prevale l’importanza della condivisone con la frase “io c’ero”.

Sono due punti di vista diversi e interessanti. I grandi eventi possono portare in secondo piano la parte musicale vera e propria dell’artista ma per il fan, a cui basta partecipare, è in ogni caso basilare rendere omaggio all’artista anche se è come assistere collettivamente a un grande spettacolo televisivo. Questo in ogni caso non toglie il valore culturale alla canzone: i grandi eventi e gli spettacoli nei teatri possono convivere e alternarsi in spazi e pubblico diversi.

E Lei cosa preferisce?

Non voglio demonizzare i grandi eventi perché, soprattutto per i giovani, sono momenti di forte emozione. In ogni caso io preferisco il detto “Poca brigata vita beata”. Nei live più contenuti c’è un rapporto visivo con il pubblico con cui si può condividere la propria performance raccogliendo uno scambio di emozioni. Mi ha molto incuriosito, per esempio, Bruce Springsteen che, con la sua capacità di riempire gli stadi, ha deciso di esibirsi per qualche mese solo in un piccolo club della sua New York, cantando ogni sera per poche centinaia di persone. Come se fosse agli esordi. E’ una scelta che mette d’accordo il bisogno del pubblico di assistere ad un evento ma anche quello dell’artista che vuole un colloquio più diretto e intimo. Il mio tour toccherà locali come il Volkshaus, perfetti per esibirsi.

A Zurigo porterà una scaletta particolare per il pubblico italo-svizzero?

Si, stiamo preparando una scaletta a sorpresa anche tenendo conto della responsabilità di soddisfare un pubblico che, oltre a stimarmi come artista, mi vede come un portabandiera italiano di cui mi piacerebbe fosse fiero. E’ anche una mia necessità quella di rappresentare la musica italiana in un contesto straniero dove è più forte il senso di appartenenza alla cultura del nostro paese.

Ritornando ai concerti intimi Lei ha affermato che sarebbe felice di esibirsi in piccoli club in cui se a qualcuno non piacesse una sua canzone potrebbe uscire a fumarsi una sigaretta. Ma è veramente convinto che qualcuno si perda un pezzo live di De Gregori per fumare?

Assolutamente si! Guardi, io ho scritto una quindicina di canzoni come Titanic, La donna cannone, RimmelViva l’Italia che ripropongo a tutti i concerti perché il pubblico se le aspetta. Però chi mi ha visto dal vivo già parecchie volte potrebbe anche essere stanco di ascoltare Generale e quindi libero di uscire a distrarsi un pò in attesa di un altro pezzo magari meno conosciuto e sorprendente. Del resto io adoro Bob Dylan ma non amo a prescindere tutte le sue canzoni…

Un famoso scrittore disse che gli artisti sono preziosi perchè rasserenano questo mondo e arricchiscono il cuore degli uomini. Noi concludiamo questa intervista con serenità e con la consapevolezza che no, noi al concerto Generale non ce la perderemmo per nulla al mondo…