Marco Mengoni

Mengoni mette tutti k.O.!

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Il concerto inizia tra tre ore, eppure, davanti all’ingresso del Volkshaus, ci sono già tante persone in attesa per aggiudicarsi il posto sotto il palco. Qualcuna, quelle più intraprendenti, scoprono dove è parcheggiato il pullman ufficiale, appena arrivato dalla Germania, con cui si muove tutta la band, e spera che lui esca dall’entrata usata dallo staff. Scattano i selfie, la tensione per i grandi eventi è nell’aria come le aspettative per vederlo. Poi lui scende, con la sua aria timida, con quegli occhi scuri che fanno impazzire le fan e si svela, in questa intervista per Tuttoitalia, un ragazzo ben lontano dai divisimi; un ragazzo umile che potrebbe insegnare a cantare e ad atteggiarsi a tanti suoi giovani colleghi; quelli che non si chiamano Marco Mengoni.

Bentornato a Zurigo Marco! E’ appena uscito il tuo video “Muhammad Ali”: quanta soddisfazione hai provato a girarlo proprio nel paese – Ronciglione- dove sei cresciuto?

E’ stato bello tornare alle origini trattando anche un personaggio come quello di Ali. Ma è anche un brano che parla di persone comuni; ho inserito i componenti della banda musicale per rimarcare la semplicità che ci caratterizza, ma anche il fatto che tutti noi possiamo proteggerci “incassare la vita sul ring” come il famoso pugile elevandoci con la musica.

 Avrai imparato a difenderti…sembri, in realtà, una persona molto schiva: in un mondo discografico in cui si ha visibilità anche per le esternazioni o le polemiche, sei orgoglioso che tu sia diventato famoso soprattutto per la tua voce, per la tua musica e non per i gossip?

C’è un filo sottile tra interpretare una canzone e diventare un personaggio. Siamo dei cantastorie, inseriamo sempre qualcosa di personale, di intimo, di personaggio, in un pezzo…poi ognuno fa le proprie scelte dando priorità ad alcune sfaccettature. Io mi ritengo un personaggio che fa musica, che non fa gossip. E mi piace essere tale.

Torniamo al tuo album, Atlantico, già doppio disco di platino. Nel video di “Hola- I say” guidi una vecchia Alfa, parli del muro di Berlino…auto e argomenti del secolo scorso. Non ti chiedo quanto sei social quindi, ma quanto ti piace essere analogico?

Sono un po’ vecchia maniera in effetti. Sono cresciuto in un’epoca analogica dove ho ricevuto il giusto imprinting ma mi tengo in equilibrio sia nel passato che nel presente perché ho visto nascere i social, il web…li utilizzo con moderazione. Ho citato il muro di Berlino perché siamo animali irrazionali che hanno bisogno di toccarsi e stringersi; bramiamo un contatto fisico che non deve essere interrotto o spezzato da un muro o qualsiasi altra barriera.

Parlando di analogico. Hai omaggiato Tenco e Gaber, cantautori che spesso i tuoi coetanei faticano a conoscere…

Sono curioso. Scoprire tutto quello che non mi appartiene come età anagrafica mi intriga e sicuramente mi arricchisce. In Atlantico ci sono omaggi anche a Frida Kahlo, personaggio che fa parte della nostra storia.

Riguardo alla musica di Tenco o Gaber li considero nell’olimpo dei cantanti, inavvicinabile per me.  Potrei considerarmi un traghettatore che porta ad ascoltare vecchi successi all’attenzione dei nuovi utenti, come un filo di rame a conduzione. Un onore sicuramente!

Parliamo allora davvero delle tue origini. Sono passati diversi anni dal tuo esordio nel talent. Ma X-Factor c’è ancora e non è cambiato, Morgan fa ancora il giudice anche se a The voice. Si inizia ad annusare un po’ di insofferenza verso questi format…ci sarà un modo innovativo in futuro per sviluppare il fattore X dei nuovi talenti?

Cerco di seguire i cambiamenti della musica e la musica sta davvero cambiando. Tutto è molto piu’ libero e per i giovani è più facile avere visibilità, basta fare un download senza neanche comprarsi il disco fisico. E’ tutto rapido, sia avere successo che perderlo. In un’epoca di mutamenti anche per la Tv ci sono e ci saranno problemi di share in tutto il palinsesto, non solo per i talent. In futuro arriveremo ad avere novità necessarie e sintomatiche nel campo dei talent sicuramente…

Non sei un tipo da duetti ma con Tom Walker avete sperimentato un featuring di notevole impatto

I timbri vocali non sono facilmente adattabili e compatibili ma, con Tom Walker, c’è stata una sintonia sia personale che vocale e abbiamo prodotto un buon pezzo lasciando che le melodie provenienti da lingue diverse si adattassero liberamente. Tra l’altro, inizialmente, non mi sembrava un pezzo forte e quindi ho trovato, nella partecipazione di Tom, quel valore aggiunto che dava carattere e completava la canzone. La condivisione di questa esperienza è stata fondamentale, siamo anche diventati amici. E’ anche questo un risultato e un regalo importante per me.

L’intervista ufficiale si conclude ma l’atmosfera di relax in cui è stata fatta ci permette di continuare a chiaccherare del tour, dei fan, delle serie Tv, rispondendo noi stessi alle sue domande su com’è la vita a Zurigo. Ma ora lui “ha un bel po’ di lavoro da fare”. Soprattutto far cantare tutti i fan che lo aspettano davanti alle porte del Volkshaus da ore.