Subsonica

Sognando l'Europa!

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La band torinese, impegnata in un tour europeo, si esibirà al Volkshaus di Zurigo l’11 dicembre presentando al pubblico italo-svizzero i suoi più grandi successi insieme all’ultimo album dal titolo “8”.

Tuttoitalia ha intervistato Max Casacci, chitarrista e storico fondatore di uno dei gruppi più longevi del panorama musicale italiano.

Max, avete lanciato un appello sulla vostra pagina facebook, chiedendo ai vostri fan di scrivere in che modo vedono l’Europa. Da dove arriva questo bisogno di raccogliere queste testimonianze?

E’ un periodo in cui il sogno europeo viene messo in crisi su scala politica locale ma pensiamo che l’Europa debba essere vista come un’opportunità. E’ una realtà evidenziata dalle abitudini dei giovani che considerano la Comunità Europea “casa propria”, un posto in cui vivere e da cui essere rappresentati equivalente al luogo d’origine, senza distinzioni di mentalità e confini. Sarà un sondaggio, a cui rispondono generalmente i trentenni, esplicativo della situazione odierna a cui vogliamo fare riferimento per un futuro decisionale consapevole e globale sia a livello politico che lavorativo.

Questa è una motivazione in più a conferma del fatto che anche i vostri testi sono sempre ricchi di contenuti. Secondo te l’epoca in cui si usava la musica a scopo di propaganda o di denuncia è finita?

Noi abbiamo sempre partecipato attivamente alle problematiche sociali ma cercando di evitare etichette mantenendo quella libertà che ci poteva permettere anche di scrivere canzoni con leggerezza senza essere criticati. Non ci siamo mai nascosti dietro i nostri strumenti riguardo alle inclinazioni ma abbiamo evitato i cliche’. Gli anni sessanti erano un’epoca in cui si processavano gli artisti impegnati se producevano canzoni senza scopi di propaganda. De Gregori fu contestato perché, commercialmente, i suoi spettacoli erano a pagamento; erano tempi di eccessi. Oggi i ragazzi sono più interessati ad ascoltare soggettivamente senza lasciarsi trascinare da dei testi o da un’artista in particolare. E’ un’epoca difficile da descrive infatti in uno dei nostri brani del nuovo album l’abbiamo definitiva proprio “Anni senza titolo”, non collocabili.

La vostra visione della quotidianità di questi anni la vediamo anche nel brano “Bottiglie rotte” nel quale descrivete la normalità di convivere con un esame all’università e la notizia di un attentato…

La contemporaneità fa paura se non la si guarda negli occhi. In bottiglie rotte c’è di base la consapevolezza che in un mondo social in cui le notizie e i post personali si mescolano continuamente senza discernimento, è la superficialità ad essere padrona. E’ un aspetto controverso di questo testo ma nell’album 8 inseriamo anche tutta l’energia positiva tipica di questi tempi dando una lettura anche diversa del periodo storico in cui viviamo.

Tra le vostre ultime esibizioni c’è stato Xfactor, che atmosfera vi ha accolto?

Siamo stati accolti entusiasticamente. Abbiamo percepito una grande stima anche da parte dei ragazzi che ci hanno accompagnato nella nostra esibizione. Questa stima è il risultato che abbiamo ottenuto cercando di essere sempre fedeli a noi stessi senza snaturarci. Soprattutto cercando di non trovare scorciatoie, di non piacere a chiunque a tutti i costi.